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Per 6 anni i medici le sbagliano diagnosi, e quella che era stata scambiata per essere una sindrome premestruale era invece un cancro al cervello

Karissa Ostheimer, 34 anni, aveva degli episodi terribili che le toglievano perfino la possibilità di parlare.E per 6 anni le hanno diagnosticato solo un problema di sindrome premestruale ma invece aveva un cancro al cervello.Tante volte i medici sbagliano diagnosi e anche nel nostro paese abbiamo tanti casi di interventi costati la vita che poi si sono rivelati totalmente inutili.

Diagnosi sbagliate

Klarissa aveva avuto problemi da sempre; fin dall'adolescenza collassava e perdeva perfino la coscienza, non riusciva più a parlare ed era completamente sopraffatta dal dolore.In più non riusciva neppure a leggere o a scrivere ma questi episodi avvenivano soltanto durante il periodo mestruale. E per questo la diagnosi ricevuta da Klarissa fu quella di sindrome premestruale per la quale le fu prescritta la pillola anticoncezionale.Ma il problema di Klarissa non migliorava; eppure aveva accettato ciecamente la diagnosi che le era stata fatta.La ragazza poi durante l'ultimo anno del college ha visto peggiorare la situazione e le "crisi" erano sempre più frequenti, e non legate solo al  momento del ciclo mestruale.Tuttavia  le diagnosi continuavano a riferire il problema come un "disturbo disforico premestruale", che è una grave forma di sindrome premestruale, e le fu detto persino che soffriva di attacchi di panico. Potete immaginare la frustrazione di una ragazza la cui sofferenza rimaneva inascoltata e sottovalutata. La situazione comincia a cambiare per Klarissa durante le vacanze primaverili , quando frequentava l'ultimo anno di college. Klarissa infatti si reca a visitare la madre e lì ha un episodio particolarmente grave. Mentre beve il caffè, comincia infatti a sentire freddo e la tazza le cade di mano. Viene portata al pronto soccorso, e le uniche domande che le vengono fatte sono se aveva assunto delle droghe o bevuto alcolici.Nonostante le sue risposte negative  le fanno sono gli esami di valutazione dei livelli di alcol e droga.Una visita inutile che le costa 1000 $ nonostante l'assicurazione e che la rimanda a casa senza una diagnosi. E la sua situazione di salute continua nel frattempo ad aggravarsi.E con essa la paura delle crisi che erano sempre in agguato.

 

 

Finchè una mattina, dopo la laurea, Klarissa ha un grave incidente d'auto mentre sta guidando e viene colpita dall'ennesima crisi. Solo allora il suo medico di base le prescrive la visita con un neurologo. Molti anni dopo avere lamentato i sintomi terribili che aveva sperimentato durante la sua giovane vita! Le viene fatto un  elettroencefalogramma (EEG),  e i risultati mostrano che Klarissa aveva una media di  20 crisi parziali complesse ogni giorno. A questo punto le viene diagnosticata l'epilessia catameniale, ossia una forma di epilessia che viene aggravata durante il periodo mestruale. E La ragazza si sente sollevata di avere finalmente una diagnosi  di un disturbo neurologico piuttosto raro. Ma sfortunatamente, quel sollievo non dura a lungo. Infatti nessuno dei farmaci antiepilettici che le viene somministrato, ha alcun tipo di effetto. Solo allora, dopo circa 6mesi le viene consigliato di sottoporsi ad una risonanza magnetica al cervello. E nel frattempo le sue crisi continuavano a peggiorare. E dopo tre mesi arriva la chiamata del neurologo che la lascia completamente scioccata. Il dottore le dice chiaramente che aveva un tumore al cervello. Possiamo solo immaginare la sua sofferenza, e come si sia potuta sentire dopo che per anni i medici avevano sottovalutato i suoi terrificanti episodi, il dolore, e la gravità della situazione, scambiando per sindrome premestruale e per attacchi di panico quello che invece era un cancro al cervello.Da quel momento Klarissa sperimenta da una parte il sollievo di avere finalmente una risposta che dava un senso a tutta la sua sofferenza, ma dall'altra una profonda paura di ciò che l'avrebbe aspettata.

In più si sentiva ovviamente tradita da tutti i dottori che l'avevano visitata in precedenza, e si sentiva anche ingenua per non avere cercato di approfondire di più la sua situazione e per essersi fidata.

Il cancro di Klarissa era nel lobo temporale sinistro, in particolare prendeva l'ippocampo e l'amigdala, un'area del cervello che controlla la risposta alla paura e la comprensione delle parole,  il che spiega il suo inspiegabile terrore e l'incapacità di parlare che si verificavano durante le sue crisi e che erano state banalizzate come semplici attacchi di panico. Aveva poco più di vent'anni e si era appena laureata ma si sentiva come una condannata a morte. Nel marzo del 2010 Klarissa viene sottoposta al primo intervento per rimuovere il tumore. Un glioma misto diffuso. E da li viene tenuta sempre sotto controllo e viene sottoposta a regolari Tac per valutare eventuali ricrescite del tumore. Fortunatamente, come racconta Klarissa, ha sempre potuto contare sul sostegno della madre e successivamente del suo ragazzo, e dopo due mesi di ospedale a seguito dell'intervento, le ci vollero due anni di terapia solo per imparare di nuovo a parlare. Ricorda Klarissa che 

il terapeuta sollevava una matita e le  chiedeva di nominarla, ma tutto quello che  lei poteva dire era "Natale". Sapeva che era una matita, ma non riusciva a pronunciare la parola. "Era come se ci fosse un ponte tra il mio cervello e la mia voce che è stata portata via dall'intervento", dice Klarissa. E ancora oggi è difficile per lei esprimersi correttamente soprattutto quando è più stanca o stressata. I chirurghi le hanno rimosso circa un quarto del cervello, e da un intervento del genere non è mai possibile riprendersi completamente.Per quanto riguarda le convulsioni, sono quasi completamente scomparse dopo l'intervento chirurgico, anche se per i primi due anni dopo l'intervento Klarissa ha vissuto con terrore l'arrivo delle mestruazioni, perchè ormai per lei le crisi erano legate a quel periodo. Ma ormai non accadeva più. Adesso, sono passati nove anni dalla craniotomia e Klarissa ha solo convulsioni minori, una o due volte al mese e grazie a Dio il suo tumore è sotto controllo e non è ricresciuto.Certo, vivere  senza convulsioni ha reso la sua vita incredibilmente migliore, ma è consapevole del fatto che dovrà vivere per sempre con gli effetti collaterali della chirurgia. E per lei è ancora difficile  a volte, dire le parole che vuole. Adesso Klarissa ha 34 anni, e  se non ci fossero voluti nove anni per ottenere una diagnosi corretta, forse il risultato sarebbe stato diverso, ma questo rimarrà un mistero. La sua testimonianza alle altre donne o ragazze è quella di non accettare mai una diagnosi o un trattamento che non risolva i loro sintomi. "Non aspettate come ho fatto io, che si verifichi qualcosa di potenzialmente fatale (come un incidente d'auto) per attirare l'attenzione che meritate. "Non lasciate che ci vogliano nove anni per trovare la vera diagnosi, e la vera causa dei vostri problemi".

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