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Ha aspettato due anni tra una crisi di panico e l'altra prima di chiedere l'aiuto di un medico

Quando Marianna Santini ebbe il suo primo attacco di panico a 18 anni, pensò che stesse per morire.Adesso ha 23 anni e ha ancora a che fare con attacchi di panico terrificanti, ma ha finalmente chiesto l' aiuto di un medico. 

Ha aspettato due anni tra un attacco di panico e l'altro prima di chiedere l'aiuto di un medico

Combattere l'ansia

"Avevo 18 anni quando ho avuto il mio primo attacco di panico , dice Marianna, e stavo lavando i piatti. Vivevo da sola in una stanza per studenti, e in quel momento ho pensato che stessi per morire, ma ho trascorso il resto del pomeriggio a guardare una serie televisiva su Netflix cercando di distrarmi.Ma non riuscirò mai a dimenticare quel primo terribile episodio.Ricordo che ero in piedi davanti al lavello, quando all'improvviso le mie gambe cominciarono a tremare e persi sensibilità alle dita delle mani che cominciarono a formicolare. Avevo la sensazione che tutto il corpo mi bruciasse, ma non volli dare particolare importanza a quell'episodio, anche se sapevo che qualcosa non era a posto e mi sentivo come se stessi per morire da un momento all'altro.Dopo poco ho sentito un forte nodo alla gola e sono crollata sul pavimento.A quel punto migliaia di pensieri diversi mi hanno attraversato la mente, e non sapevo che cosa stesse succedendo. Pensai di potere avere avuto un attacco d'asma o una reazione allergica, perchè non riuscivo a respirare bene e davvero ho pensato che quello sarebbe stato l'ultimo giorno della ia vita.Ricordo che sono corsa in bagno e respiravo affannosamente".Questo è il racconto del primo attacco di panico di una ragazza di soli 18 anni, che sicuramente potrà essere ben compreso da chi ha sperimentato un attacco di panico almeno una volta nella sua vita.

 

Negare l'ansia

"Il mio primo attacco di panico-continua Marianna- è durato nove minuti.E lo so con certezza perchè contavo i secondi sperando di stare presto meglio.Ma sfortunatamente è stato il primo di una serie di attacchi di panico che si sono verificati successivamente. Adesso ho 23 anni e da quel primo attacco ne ho avuti altri 35. Sono svenuta quattro volte e ho chiamato il 118 tre volte. Vorrei potervi dire che ogni volta è più facile, ma ogni attacco invece dà sempre la stessa sensazione:un terrore devastante e un'imminente senso di morte.Cinque anni fa mi è stata fatta finalmente una diagnosi di disturbo d'ansia, ma per quattro lunghi anni ho continuato a negare la situazione, a non accettarla.E non l'ho detto a nessuno, non alle amiche più care, e neppure ai miei genitori.Avevo paura che accettare questa "malattia" mi avrebbe fatta sentire una specie di matta e che nessuno avrebbe potuto accettarla.Avevo l'ansia ma non volevo essere definita ansiosa, e seppure stessi malissimo provavo a fare finta di nulla.Sapevo che non sarebbe stato un problema confidarmi con i miei, ma il terrore del giudizio, e di cosa gli altri avrebbero potuto pensare di me era fortissimo.Così, invece di riconoscere il mio problema, ho fatto di tutto per negarlo, e lo sforzo per far si che nessuno se ne accorgesse aumentava la mia ansia.Un male invisibile ma devastante."

 

 

Cercare aiuto

"Solo al secondo anno di Università ho cominciato a cercare aiuto, e ho deciso di affrontare in maniera proattiva quello che stavo vivendo, ossia l'ansia e gli attacchi di panico.Ricordo che nella settimana che cercai aiuto avevo avuto ben 5 attacchi di panico, uno più terribile dell'altro.Non sapevo più come affrontare la situazione e quando poi ho cominciato ad avere attacchi di panico anche in pubblico sono crollata e ho cominciato ad evitare di uscire per non mostrare a nessuno quello che mi stava succedendo.Da lì ho capito che questo problema stava mettendo a repentaglio la ia vita di relazione, i miei studi e tutto il resto.Quando ho compreso che negare la situazione non mi sarebbe servito a nulla e che stavo realmente danneggiando la mia vita mi sono decisa a chiedere aiuto e sono andata da uno psichiatra.Sapevo di soffrire di ansia, avevo già la mia diagnosi, ma andare da uno psichiatra mi faceva sentire letteralmente sconfitta, e chissà, ma forse in qualche modo bizzarro avevo il terrore di stare meglio.Lo psichiatra mi ha spiegato che quello che stavo vivendo era il risultato di uno squilibrio chimico nel mio cervello, e questo mi ha rassicurata.Mi è stata data una terapia, e mi è stato anche chiaramente spiegato che i farmaci non erano una vera e propria cura ma una soluzione temporanea che mi avrebbe aiutata a sentirmi meglio.E mi ha consigliato di andare anche da uno psicoterapeuta.

 

Da dove venivano quegli attacchi di panico?

"Ripensando al primo attacco, e al momento in cui mi sono decisa ad andare dallo psichiatra, ho compreso che evitare non mi serviva a nulla, e che quell'attacco non aveva nulla a che vedere con quello che stavo facendo quel giorno, ossia lavare i piatti.La causa scatenante in realtà non è detto che sia una, come mi è stato spiegato, ma una serie di cause diverse.La sera prima del primo attacco di panico avevo litigato con il mio ragazzo di allora, ero inoltre preoccupata per lo studio, e non riuscivo a zittire i pensieri che mi ossessionavano la mente e il giudizio che sentivo, che mi diceva che non ero abbastanza brava.In più avevo nostalgia della mia famiglia, ma non volevo ammetterlo.

 

Non mi sentivo sicura di me, ma anche se ho passato anni a cercare una spiegazione di quel primo attacco di panico, in realtà non l'ho mai trovata, almeno fino ad ora.

Ad alcune famiglie con cui vivevo non importava abbastanza, mentre altre si prendevano cura delle ragioni sbagliate. Ho avuto guardiani a cui non importava che tornassi a casa alle 3 del mattino nelle sere di scuola, e ne avevo anche di uno che non mi lasciava uscire nei fine settimana. Case dallo spirito libero, case di controllo, case offensive: ne ho avuto la mia parte. Non mi sentivo al sicuro nel mio ambiente familiare ed ero così stanco di sentirmi incerto.

Volevo una spiegazione logica di perchè non riuscissi a respirare, e di perchè il mo cuore battesse all'impazzata, e ancora volevo spiegarmi perchè svenivo.Fu soltanto al ventiseiesimo attacco,che razionalizzai, e mi dissi che non era colpa mia e non era qualcosa che avrei potuto controllare, e per questo ala fine mi sono decisa a chiedere aiuto.

L'ansia è una malattia e non un tratto della personalità

"La verità -continua marianna-è che la mia ansia è una malattia. Non è un tratto della mia personalità. Mi sono affibbiata mille etichette diverse, mi sono sentita drammatica, troppo emotiva, sentivo  su di me lo stigma della malattia mentale, ma adesso penso che anche quei pensieri fossero una causa della malattia stessa. Avere l'ansia mi porta ad avere una relazione di amore-odio con me stessa.Mi sento sempre sbagliata e ho idee errate sui fatti che avvengono nella mia vita, tipo se qualcuno ritarda ad un appuntamento penso che non sono importante. Prendo troppo le cose che mi avvengono sul personale.Ho vissuto i ritardi degli altri come una forma di abbandono, l'indifferenza come odio e ho vissuto tutti i miei errori come fallimenti.Stavo solo lottando contro lo stress quotidiano e la paura che le persone potessero scoprire la mia malattia mi faceva sentire sempre peggio.Ricordo che spesso la sera mi sdraiavo sul letto e rimuginavo su tutte le preoccupazioni che mi avrebbero impedito di dormire.Tutto quello che avrei dovuto fare il giorno dopo era causa di ansia e preoccupazione.E anche il futuro mi dava ansia.Se potessi tornare indietro non rifarei le stesse cose e soprattutto non ignorerei più il primo attacco di panico che ho avuto, ma cercherei subito un aiuto e questo è il consiglio che mi sento di dare a chiunque si trovi nella mia situazione."

Accettare la diagnosi e andare avanti

"Mi ci sono voluti due psichiatri, tre psicoterapeuti e molta ricerca interiore per accettare finalmente l'ansia non più come una nemica da combattere ma come una parte di me che dovevo accettare.Negli ultimi tre anni ho seguito la terapia comportamentale e allo stesso tempo ho preso i farmaci che mi erano stati prescritti.Ho provato sia la terapia di gruppo che quella individuale.E quello che ho davvero imparato è che la vita richiede coraggio, e ammettere di non stare bene richiede coraggio e forza di volontà, ma anche se è dura si può stare meglio.Ho abbandonato spesso le mie sessioni e i programmi di gruppo, ma adesso voglio fare un altro tentativo perchè non sto ancora del tutto bene, e non mi sento definitivamente guarita.Mi è stato prescritto lo Xanax per quando avevo il panico, ed avere il farmaco sempre con me in borsa mi dava una sorta di conforto, anche se non mi piaceva dipendere da una pillola, e seppure mi ha aiutata non mi è servito a gestire l'ansia.Alcuni giorni mi svegliavo già in preda all'ansia, con il respiro corto, un senso di vuoto alla testa e le spalle pesanti.Mi sentivo agitata, ma ho imparato a riconoscere i primi sintomi di un attacco di panico imminente adottando strategie di consapevolezza.Attraverso la tecnica del "grounding" mi concentravo sul mio respiro o su un oggetto qualunque.E questo mi ha molto aiutata perchè mi aiuta a calmare la mente e a individuare i sintomi fisici che mi preannunciano l'arrivo di un attacco di panico.In più cerco di fare allenamento e ogni sera faccio una breve passeggiata che mi aiuta a calmarmi.Mi sono aperta agli altri, e il supporto emotivo delle persone care è per me un grande sollievo.Ho imparato che la cosa più importante è essere onesti con se stessi, e che ammettere di avere l'ansia non è un motivo di disistima. Inoltre non considero più i miei attacchi di panico come un segno di sconfitta.Ma sono realistica, e so che ogni attacco mi porta una grande sofferenza, e ogni volta che mi accade faccio il conto alla rovescia aspettando il momento che finirà, perchè il bello è che per quanto possa durare so che passerà.E sono fiduciosa che andrà sempre meglio."