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Può il COVID-19 danneggiare il cervello? Ecco quello che sappiamo

Purtroppo secondo le ricerche degli scienziati, il COVID-19 porterebbe un raro caso di infiammazione al cervello, e anche un'aumentata incidenza di ictus.

Può il COVID-19 danneggiare il cervello? Ecco quello che sappiamo.

Gli effetti del COVID-19 sul cervello

Sebbene il COVID-19 sia considerato per lo più una malattia respiratoria, e la maggior parte delle persone che lo contraggono sperimentano per lo più problemi respiratori da lievi a moderati, senza avere bisogno di particolari trattamenti e arrivando a guarigione velocemente, negli ultimi sette mesi in cui la pandemia ha letteralmente devastato il nostro mondo e le nostre vite quotidiane,  gli esperti hanno scoperto che la malattia causata dal coronavirus può presentarsi in modi diversi, e non solo con la tipica tosse, febbre e stanchezza. Infatti, quello che si è scoperto di recente è che il COVID-19 può raggiungere e danneggiare il sistema nervoso, composto da cervello, midollo spinale, e nervi. Questo è stato visto poichè molti pazienti hanno sperimentato e sperimentano sintomi neurologici quali mal di testa, vertigini, mialgia, confusione, alterazione del senso del gusto e dell'olfatto, debolezza, ictus e convulsioni. E secondo ricerche ancora più recenti, sembra che il COVID-19 possa causare ulteriori danni al cervello causando infiammazione cerebrale e danni ai nervi. I pazienti studiati dai ricercatori dell'University College di Londra (UCL) presentavano lievi sintomi della malattia mentre altri presentavano sintomi più gravi, sebbene i problemi neurologici non dipendessero dalla gravità dei sintomi: in alcuni pazienti i sintomi neurologici erano l'unica indicazione della malattia. All'interno del gruppo di pazienti, sono emerse cinque principali categorie di malattie neurologiche e neuropsichiatriche: encefalopatie (danno o malattia che colpisce il cervello), sindromi infiammatorie del SNC come encefalite o encefalomeyelite acuta disseminata (ADEM), ictus ischemici, disturbi neurologici periferici come la sindrome  di Guillain-Barré e disturbi che non rientravano in una categoria specifica.Di tutti e 43 i pazienti, i ricercatori hanno scritto che coloro che soffrivano di un tipo specifico di sindrome infiammatoria, l'ADEM , ha avuto bisogno di una stretta sorveglianza.L'ADEM è una condizione rara e potenzialmente fatale caratterizzata da un attacco alla mielina, dalla copertura protettiva delle fibre nervose nel sistema nervoso centrale, e dal sistema immunitario.Se la mielina è assente o inadeguata, i nervi non sono in grado di trasmettere efficacemente le informazioni, e i sintomi caratteristici di questa condizione vanno dal mal di testa all'affaticamento fino alla perdita visiva e alla paralisi. L'ADEM è una reazione infiammatoria del sistema nervoso centrale, e il coronavirus è il fattore scatenante anche se non si sa ancora perchè crea questa risposta immunitaria patologica. Se prima dell'arrivo della pandemia i ricercatori vedevano circa una persona al mese con questa patologia, durante il periodo di studio ne hanno vista una a settimana, il che è di per se piuttosto allarmante.Nei casi peggiori il cervello può rigonfiarsi talmente tanto da richiedere un'asportazione di parte del cranio volta ad alleviare la pressione.

Allo studio anche l'aumentata incidenza di ictus correlata al COVID-19. L'ictus cerebrale che può essere di tipo ischemico o causato dal blocco di una arteria che rifornisce di sangue il cervello, può manifestarsi con afasia ( perdita della capacità di esprimersi o comprendere) dolore alla testa o paralisi laterale.Purtroppo molti dei casi trattati che sono iniziati con i sintomi più comuni legati al coronavirus, quali febbre e tosse, non sono stati all'inizio valutati per le possibili compromissioni del sistema nervoso,mentre è assolutamente indispensabile intervenire in tempo per evitare problemi gravi e talvolta letali. neurologiche.Alcuni pazienti infatti passano brevemente dal non avere alcun sintomo, a sintomi leggeri e comuni, fino all'insufficienza multipla d'organo e persino alla morte.A peggiorare il quadro, sono anche state osservate una serie di complicanze neurologiche e psichiatriche che potrebbero essere collegate a COVID-19. Dopo aver analizzato i risultati degli studi COVID-19 di tutto il mondo, tra cui Cina, Italia e Stati Uniti, i ricercatori hanno identificato quasi 1.000 pazienti con patologie cerebrali, del midollo spinale e dei nervi associate a COVID-19. È un numero limitato, relativamente parlando quando si fa riferimento a tutti i casi di COVID-19, ma segnala l'importanza di rimanere consapevoli di queste complicazioni. Solo il tempo e l'esperienza saranno poi in grado di darci indicazioni più dettagliate riguardo ai problemi neurologici correlati al coronavirus.

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Mentre le complicanze neurologiche di COVID-19 stanno diventando più evidenti, gli esperti non sono ancora sicuri di cosa stia causando queste presentazioni nei pazienti con coronavirus, ma secondo la ricerca, potrebbe essere il risultato dell'impatto sistemico della malattia, poichè sembra che il COVID-19 non sembra attaccare direttamente il cervello. Lo studio britannico, ad esempio, non ha trovato SARS-CoV-2 nel liquido cerebrale di nessun paziente, ed è stato questo a suggerire  che il virus non ha un impatto specifico sul cervello. A volte, questi sintomi possono essere il risultato di malattie sistemiche come la sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), ma altre volte possono essere correlate al coinvolgimento diretto del virus al sistema nervoso o ad una risposta immunitaria anormale al virus.Anche per quanto riguarda  l'aumentata incidenza di ictus correlata al COVID-19, sono necessarie ulteriori ricerche , ma intanto lo studio dell'UCL ha offerto la  più recente "descrizione dettagliata delle complicanze neurologiche osservate durante e dopo l'infezione da COVID-19, e può in ogni caso aiutare a fornire opportunità per ulteriori ricerche sulle conseguenze a lungo termine del COVID-19 sul cervello.