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Perchè il COVID-19 diventa più pericoloso in autunno?

Perchè il COVID-19 diventa più pericoloso in autunno?

La pandemia cresce in autunno

Man mano che il clima si fa più freddo e trascorriamo più tempo nelle case e in luoghi chiusi, è importante migliorare la circolazione dell'aria e i filtri negli edifici, perchè questo può proteggerci dal COVID-19.Purtroppo come abbiamo visto la situazione sta peggiorando in Italia come nel resto del mondo, e con l'autunno e l'arrivo dell'inverno si aggiungono altre preoccupazioni: l'influenza stagionale che va a complicare il problema della pandemia che come altre infezioni virali respiratorie, diventa molto più attiva in inverno. Qualsiasi influenza, come sappiamo infatti si presenta maggiormente nei mesi più freddi ed è proprio in questo periodo che si manifestano più decessi.


La seconda ondata della Spagnola nel 1918
La seconda ondata della Spagnola nel 1918

Cosa succede al virus in inverno?

Conoscendo questo, e valutando l'attuale situazione, è normale aspettarsi più persone che si ammaleranno in questa stagione e  probabilmente registreremo anche più decessi.Questo naturalmente ci fa preoccupare, ma che probabilità abbiamo che i numeri dei contagi accelerino durante la stagione invernale? Purtroppo non abbiamo ancora nessuna certezza su questo virus che sta affliggendo il mondo.Molto dipenderà anche dai nostri comportamenti e dalle scelte che faremo, perchè non sappiamo ancora se ci sarà un vaccino e quanto sarà efficace, e gli scienziati stanno ancora cercando di lavorare per capire come questa pandemia si svilupperà durante l' inverno.

I numeri in Italia stanno crescendo, e quello che sappiamo certamente è che le temperature più basse e l'umidità, così come le condizioni ambientali influenzano la trasmissione del virus con risultati fin' ora  tutt'altro che incoraggianti, e purtroppo tutti i fattori correlati con il clima più freddo sembrano accelerare la trasmissione del virus.

In realtà non è tipico per un nuovo virus respiratorio che diventa una pandemia avere una seconda ondata mortale in inverno. Tutte  le pandemie respiratorie degli ultimi 250 anni hanno avuto una seconda ondata sei mesi dopo la prima, ma solo in tre di questi casi si è verificata durante l'inverno. L'influenza del 1918 fu una di quelle eccezioni. Potrebbe il Covid-19  rivelarsi un'altra di queste eccezioni? È difficile da dire. Gli scienziati avevano sperato di potere trovare qualche risposta più precisa in merito a questo quesito ma così non è stato. Era l'inizio dell'inverno quando la malattia è scoppiata per la prima volta in Cina alla fine del 2019, quindi abbiamo adesso più dettagli sul comportamento del virus al cambiare delle stagioni, e nei diversi climi, ma non ci sono modelli solidi per fare previsioni sicure. L'infezione come sappiamo, si è diffusa selvaggiamente in alcune parti dell'Italia settentrionale a marzo, quando le temperature erano già intorno ai 20 gradi centigradi, ma è poi scoppiata altrettanto selvaggiamente in città degli Stati Uniti e di altri paesi dove la temperatura era ancora fredda, e questo lascia la scienza insicura nell'esprimersi sulla relazione tra temperatura e diffusione del virus. Tuttavia gli scienziati sono d'accordo sul fatto che i climi tropicali tendono a mitigarne la diffusione, sebbene anche paesi con climi tropicali, come India e Brasile ne siano stati pesantemente coinvolti.Purtroppo non c'è una comprensione totale sul motivo per cui l'influenza stagionale sia appunto legata alle stagioni più fredde. Quello che si è scoperto è che i virus influenzali tendono a colpire più duramente durante l'inverno solo dopo che diventano endemici, cioè quando continuano a circolare anno dopo anno. Ciò suggerisce che la stagionalità potrebbe avere qualcosa a che fare con l'accumulo di immunità temporanea tra gran parte della popolazione ad alcuni ceppi influenzali. Ma non si può affermare con certezza sui nuovi virus come il COVID-19, anche se dai dati raccolti anche questo virus sembrerebbe mostrare nel suo primo anno di vita una certa stagionalità. Per ora possiamo affermare con certezza, solo che i fattori che permetteranno di allentare la diffusione di questo virus sono altri, e primariamente il distanziamento sociale e l'uso della mascherina.  Specialmente con l'abbassamento della temperatura e l'arrivo dell'inverno si potrebbe essere più a rischio, per la sovrapposizione del COVID-19 con l'influenza stagionale, perchè in questo caso i due problemi si vanno a sovrapporre e sappiamo con certezza che chi ha già problemi respiratori viene colpito dal COVID-19 più duramente e con conseguenze peggiori e potenzialmente letali.Un altro problema è legato alla capacità ridotte degli ospedali e il maggior afflusso di pazienti, oltre che alla difficoltà iniziale di riconoscere un'influenza da un COVID-19, almeno fino all'esito del tampone.

L'unica misura più importante per stabilire se una malattia infettiva può essere tenuta sotto controllo è il cosiddetto numero di riproduzione, R, che indica quante persone in media saranno infettate da ciascuna persona infetta. Quando R è inferiore a 1, significa che la malattia sta rallentando; quando è maggiore di 1, sta invece accelerando.

Se la R del Covid-19 è in bilico è appena inferiore a 1 in direzione dell'inverno, anche un piccolo aumento stagionale potrebbe spingerlo oltre, e anche un 10% in più di casi in una situazione controllabile la può fare esplodere e diventare incontrollabile.E questo è quello che molto probabilmente potrà accadere durante l'inverno, soprattutto perchè in questa stagione si tende a passare più tempo in ambienti chiusi, dove il virus si trasmette con molta più velocità e facilità.Uno studio condotto  in Giappone, basato sul tracciamento dei contatti, ha scoperto che le persone infette avevano una probabilità 19 volte maggiore di trasmettere l'infezione quando erano al chiuso che all'aperto, e questo è un dato importante che dovrebbe farci riflettere, non per andare nel panico, ma per non sottovalutare il pericolo. 


Purtroppo non tutte le attività all'aperto saranno accessibili con le nuove restrizioni
Purtroppo non tutte le attività all'aperto saranno accessibili con le nuove restrizioni

In effetti, la maggior parte dei virus respiratori si trasmette più facilmente all'interno, a causa del calo del tasso di umidità relativa, ossia della quantità di acqua in un dato volume d'aria rispetto al massimo che potrebbe contenere a quella temperatura ,quando l'aria esterna fredda già secca entra in una casa e viene riscaldata. L'aumento della temperatura interna aumenta la quantità di acqua che l'aria potrebbe trattenere, ma il livello di umidità rimane costante, abbassando l'umidità relativa. Uno studio epidemiologico di marzo condotto da ricercatori a Yale ha suggerito che l'aria secca interna aiuta a preservare il virus dell'influenza e allo stesso tempo compromette la capacità del sistema immunitario di combatterlo.E uno studio condotto ad Harvard ci suggerisce che il coronavirus è più contagioso  in condizioni di bassa umidità relativa, e questa è la ragione per cui i luoghi chiusi dove spendiamo la maggior parte del tempo in inverno sono più pericolosi.

Come prepararsi

Uno dei più grandi cambiamenti nella nostra comprensione del coronavirus è stato su come viene trasmesso. All'inizio, si pensava che viaggiasse in goccioline di umidità dal naso o dalla bocca di qualcuno , ma adesso è sempre più chiaro che le minuscole particelle che trasportano il virus possono rimanere nell'aria anche  per ore, il che significa che possono accumularsi in una stanza, e permettere così la trasmissione del virus anche se in quella stanza non c'è più nessuno.Da qui si evince che non è sufficiente semplicemente evitare di stare vicini ad una persona infetta, quando si parla di interni.Infatti si può essere infettati anche da qualcuno che si trova anche a più di 6 metri di distanza da noi e anche se indossa la mascherina, ma addirittura anche se quella persona infettata non è più in quella stanza. Questo perché il virus può viaggiare più lontano e persistere per un periodo di tempo più lungo, accumulandosi in tutto lo spazio.E nel caso del COVID-19, sembra che la sua capacità di resistere nell'aria sia notevolmente maggiore rispetto a tutti gli altri virus respiratori, e questo lo rende più contagioso e più pericoloso negli spazi chiusi, e questo dato, se aggiunto agli altri fattori fa si che il virus in inverno sia in effetti più pericolosamente trasmissibile.Una cosa che si può fare negli ambienti chiusi, è quella di utilizzare degli umidificatori di buona qualità, avendo l'accortezza di riempirli di acqua più spesso.

Dei purificatori d'aria con filtri adeguati possono fornire un certo grado di protezione agli ambienti interni
Dei purificatori d'aria con filtri adeguati possono fornire un certo grado di protezione agli ambienti interni

Gli esperti affermano che un modo migliore per ridurre il rischio di trasmissione interna è aumentare la circolazione dell'aria, riducendo l'accumulo del virus in una stanza. aria contaminata da virus da una persona infetta e ridurre l'accumulo di virus in una stanza.Ma non tutta la circolazione dell'aria è uguale:Ci sono infatti diversi casi documentati di ventilatori o condizionatori d'aria che spingono aria contaminata verso persone che sono state poi infettate. Inoltre, il coronavirus può facilmente sopravvivere attraverso i sistemi di riscaldamento e aria condizionata presenti nella maggior parte delle case.In questo caso avere più ricambio d'aria è consigliabile, e la soluzione più semplice è aprire spesso le finestre.Ma con il freddo tenere le finestre aperte può risultare problematico, e nelle scuole o in molti uffici non è praticabile.Inoltre, l'aria non deve solo essere fatta circolare, ma anche adeguatamente filtrata, e la maggior parte dei filtri non è efficace nel bloccare i virus dispersi nell'aria.Ne serve uno con classificazione HEPA o una classificazione MERV di almeno 11 o 13 o superiore. Per gli edifici che non ne dispongono, si può ovviare con un purificatore d'aria HEPA portatile in grado di far ricircolare tutta l'aria in una stanza di dimensioni medie almeno due volte ogni ora. Questi apparecchi sono economici e  possono fare molto per ridurre il livello di virus nell'aria, anche se non offrono una protezione totale dal virus sicuramente aiutano.E nel frattempo, comunque le uniche forme di protezione che non dovremmo mai dimenticare e che sono fondamentali, rimangono il distanziamento e l'uso della mascherina.

Cosa ci aspetta

Che cosa ci aspetta? Difficile dirlo, perchè non abbiamo ancora tutti i pezzi del puzzle , e la scienza non ha risposte che possano prevedere con quanta facilità il COVID-19 si diffonderà durante l'inverno quando tutti staremo più a casa.E non possiamo prevedere ancora con certezza quanto "infettivo" diventerà questo virus, ossia quante particelle virali porteranno ad essere infettati se inalate.  La conoscenza dei virus influenzali, insieme a uno studio sul coronavirus di ricercatori giapponesi che si è basato sulla ricerca sugli animali e un'analisi di un evento di diffusione in un edificio in Cina, suggerisce che la dose infettiva per il coronavirus potrebbe essere di circa 300 particelle inalate, ma anche questo potrebbe variare da persona a persona.Quindi ogni stima in questo momento risulta essere veramente approssimativa.E tutta questa incertezza certamente non è di buon auspicio per l'inverno che è alle porte.Tutto quello che possiamo fare per ora è utilizzare tutte le misure di prevenzione possibili, per ridurre il rischio di ammalarsi.E per quanto questo possa essere triste, bisognerebbe evitare di andare a casa di persone che non conosciamo o delle quali non sappiamo se sono infette o meno, anche con la mascherina, a meno che su queste persone non si abbia una prova di un tampone effettuato.E vi invitiamo anche a riflettere sul fatto che non è sano minimizzare i rischi e essere negazionisti, perchè per quanto ci siano molte incertezze sul perchè di questa pandemia, il virus esiste, ha fatto molti morti e ne farà ancora.